IL TEATRO DI STALLA DI ROSASPINA

La compagnia Rosaspina.Un teatro si dedica da qualche anno all’inedito progetto teatro di stalla, vero e proprio genere drammaturgico studiato a fondo dal professor Remo Melloni. Si tratta di un tipo di teatro appartenente alle tradizioni dell’oralità contadina e di cui sono rimasti numerosi copioni manoscritti e quasi totalmente inediti. La compagnia Rosaspina, caso unico nel panorama nazionale, sta lavorando, seguendo le logiche del teatro di ricerca, per la riscoperta di questo genere che prende spunto da romanzi storici e d’appendice, dalle fiabe e dal melodramma, e assume caratteristiche drammaturgiche originali. Il teatro di stalla mette in scena testi recitati da contadini, braccianti e piccoli artigiani, nei teatri di paese e nelle stalle dell’Emilia dalla prima metà dell’800 fino al 1947 circa. I copioni erano scritti, recitati, diretti e organizzati dalla stessa gente che assisteva allo spettacolo: pubblico e attori erano parte della medesima “etnia” e per mezzo di queste rappresentazioni venivano ribadite regole e principi della comunità. Il teatro contadino però non si limitava a questo, prendeva apertamente posizione su ciò che accadeva sia all’interno che all’esterno della comunità. Affrontare questi materiali ha significato per Rosaspina studiare una teatralità essenziale e scarna, dove l’evocazione dei luoghi e dei personaggi del racconto è affidata a pochi elementi espressivi in costante polarità tra concretezza e simbolismo. Il lavoro della compagnia, diretta da Aurelia Camporesi e Angelo Generali, ha sinora prodotto due spettacoli di questo “genere” teatrale: Il Gorilla Quadrumano e L’Aida, entrambi coprodotti con Emilia Romagna Teatro Fondazione.
Il Gorilla Quadrumano, presentato in prima nazionale al Festival di Sant’Arcangelo dei Teatri 1999, ci giunge attraverso una trascrizione degli anni Trenta: vi si narrano le avventurose vicende che discendono dalla bramosia di un re disposto a tutto pur di ottenere il possesso del gorilla, che il lieto finale rivelerà mite e saggio e non mostro tremendo come lo si credeva. Il Gorilla Quadrumano ha i caratteri del racconto fantastico, vi agiscono re e regine, vi si compiono viaggi perigliosi ed in esso troviamo gli echi di alcuni topos del teatro medievale. Eppure sotto la sua superficie di apparente svagatezza e leggerezza , portati dalle rime ingenue che compongono il testo, trascorrono molti temi profondi : il viaggio esperienziale al termine del quale il giovane protagonista ritorna definitivamente cresciuto , il tema dell’ homo selvaticus, che si fa portatore di saggezza, quello del rispetto della libertà ed altri ancora. Due soli attori, attraverso rapidi e minimi cambi di costume, interpretano una ridda di personaggi comici e parodistici che coinvolgono gli spettatori, costantemente accompagnati dagli interventi dal vivo della fisarmonica.

L’Aida ovvero Tragicomiche egitto padane, è uno spettacolo realizzato con il contributo della Regione Emilia Romagna e Festival di Sant’Arcangelo dei Teatri (dove ha debuttato nel 2001). Si tratta di una libera riscrittura dal testo inedito di Anselmo Alvisi rappresentato per la prima volta a Bibiano in occasione del Carnevale del 1897 e che prende spunto dal libretto di Antonio Ghislanzoni musicato da Giuseppe Verdi: è caratterizzato da intermezzi comici in versi, recitati nella versione originale dai contadini, che interpretavano allo stesso tempo i soldati di Radames e i soldati italiani costretti alla campagna coloniale in Etiopia alla fine dell’800. La vicenda musicata da Verdi si ribalta in metafora della guerra coloniale d’Etiopia e il racconto si articola in un continuo, spassoso e vicendevole rimando tra la storia di Aida e
quella della nostrana spedizione di conquista. Attraverso i caratteri della parodia e del racconto grottesco scorrono nella vicenda di Aida e Radames molti temi: quello della logica e degli inganni del potere, quello della forza ibridante e sregolata dell’Amore, quello dell’incontro con lo
straniero, quello del sogno anarchico del ribaltamento dell’Ordine e quello della negatività della guerra.
Recentemente rappresentato durante una tournèe in Albania, lo spettacolo ha in quell’ occasione dimostrato la sua capacità di comunicazione anche presso un pubblico non italiano. Questi lavori, spesso recitati con successo per il loro carattere di vivace comunicatività anche per un pubblico scolastico, intendono favorire la riscoperta di una tradizione popolare di grande interesse culturale e praticamente ignota.
(Angelo Generali, Aurelia Camporesi)